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TERRITORIO E CLIMA

Agrigento, Valle dei Templi Sicilia

Regione amministrativa dell'Italia meridionale; corrisponde all'isola omonima, situata nel mar Mediterraneo centromeridionale e, più precisamente, affacciata al mar Tirreno a nord, al mar Ionio a est, al mare di Sicilia a sud; a essa si aggiungono alcuni gruppi insulari minori. È ripartita nelle province di Agrigento, Caltanissetta, Catania, Enna, Messina, Palermo, Ragusa, Siracusa, Trapani; capoluogo regionale è Palermo. La Sicilia costituisce una regione ad amministrazione speciale, dotata di larga autonomia, come la Sardegna, la Valle d'Aosta, il Trentino-Alto Adige e il Friuli-Venezia Giulia. Dipendono amministrativamente dalla regione gli arcipelaghi delle isole Eolie o Lipari (in provincia di Messina), delle Egadi (in provincia di Trapani) e delle Pelagie (in provincia di Agrigento) nonché le isolate Pantelleria (in provincia di Trapani) e Ustica (in provincia di Palermo). La Sicilia (che per la sua forma triangolare era chiamata dai primi colonizzatori, i greci, Trinacria, cioè "terra dai tre capi"), deriva il nome, risalente all'epoca romana, dalle sue due principali popolazioni originarie, i sicani e i siculi.

La regione si estende per 25.707 km2 (l'isola propriamente detta, la più grande del Mediterraneo, per 25.426 km2) ed è la più vasta regione d'Italia; è invece la quarta, dopo Lombardia, Campania, Lazio, per popolazione, con 5.090.900 abitanti. La densità, di 198 abitanti per km2, è tuttavia superiore alla media nazionale, che è di 190. Com'è proprio di tutte le grandi isole, la Sicilia trae dalla sua natura insulare i caratteri che la distinguono dalle altre terre benché, all'estremità nordorientale dell'isola, solo i tre chilometri dello stretto di Messina, la separino dalla Calabria, sull'Italia continentale. Anche sul lato opposto, occidentale, la distanza dalla terraferma, in questo caso la costa africana della Tunisia, non è molta: 150 km. Una posizione geografica, quindi, di relativo isolamento, che ha avuto notevoli influenze sulla storia siciliana.

Territorio

L'isola forma un triangolo isoscele quasi perfetto, terminando a nord-est con la punta (o capo) del Faro, presso Messina, a ovest con il capo Boeo o Lilibeo, presso Marsala (in provincia di Trapani), a sud-est con il capo Passero. La superficie insulare ha una morfologia piuttosto complessa e irregolare, e anche l'andamento costiero è molto vario. Il territorio è per quasi due terzi (61,4%) collinare e per circa un quarto (24,5%) montuoso; ben poco spazio resta dunque alle pianure, che sono tutte situate lungo i litorali. La mancanza di "corridoi" interni ha impedito nel corso dei secoli i collegamenti tra i vari fronti costieri che, oltre a prospettare su tre diversi mari, non sono riusciti a stabilire durevoli rapporti tra di loro: ancor più isolato è naturalmente rimasto il lato dell'isola che volge all'Africa.

Il litorale tirrenico, che da Messina si spinge sino a Trapani, è in genere alto e frastagliato (immediatamente alle spalle s'innanza una serie quasi ininterrotta di rilievi); vi si aprono vari golfi, tra cui quelli di Milazzo e di Patti a est, e di Palermo e di Castellammare a ovest. Il litorale sul mare di Sicilia (chiamato anche mar d'Africa), che volge da nord-est a sud-ovest, è al contrario in prevalenza basso e sabbioso, pressoché rettilineo, e con un entroterra collinare; a tratti ha un'orlatura di dune, che rendono difficile lo sbocco nel mare dei corsi d'acqua e favoriscono la formazione di paludi. È quindi perlopiù importuoso, con la sola, ampia rientranza del golfo di Gela. La costa ionica è la più varia: alta e diritta nella sezione settentrionale, dove da Messina a Catania le montagne scendono a picco sul mare, include al centro la vasta piana di Catania, la più estesa dell'isola; a sud è perlopiù bassa ma con varie insenature, chiuse dagli estremi contrafforti dei monti retrostanti (golfi di Augusta, Siracusa, Noto).

La sezione montuosa dell'isola include sei principali rilievi, assai diversi per orientamento, origine e struttura delle rocce. Nella metà orientale della fascia costiera si sviluppano, da est a ovest, tre gruppi montuosi che complessivamente vengono denominati Appennino siculo: i Peloritani, i Nebrodi e le Madonie. I Peloritani, costituiti da antiche rocce cristalline, costituiscono la diretta prosecuzione dell'Appennino calabro; occupano l'intera porzione nordorientale della Sicilia, prospettando quindi anche sul mar Ionio, e hanno forme piuttosto aspre, malgrado l'altezza modesta (la massima cima tocca appena 1374 m). I Nebrodi sono formati invece da arenarie e argille, di facile erosione e che quindi determinano paesaggi dalle linee morbide; le quote si elevano sino ai 1847 m del monte Soro. Perdono verso ovest l'andamento a dorsale per saldarsi con un ampio e tozzo massiccio, le Madonie; qui le rocce hanno in prevalenza natura calcarea, con pianori aridi e frequenti fenomeni carsici, culminando nel Pizzo Carbonara che, con i suoi 1979 m, è la massima vetta dell'Appennino siculo. Al di là dei contrafforti delle Madonie, la Sicilia occidentale è formata da una serie confusa di rialzi, perlopiù collinari, ma talvolta con elevazioni anche imponenti, superiori ai 1500 m, in particolare là dove emergono, al di sopra delle distese di argille e arenarie marnose, più resistenti bastioni calcarei, localmente chiamati "rocche", per la loro forma isolata: così la Rocca Busambra (1610 m).

Nella Sicilia centrale si accentua l'irregolarità del rilievo; si può tuttavia distinguere una larga fascia trasversale, poco più di un altopiano di natura arenaceo-calcarea, che grosso modo si diparte dalle Madonie e volgendo verso sud-est giunge sino al vertice meridionale dell'isola. La formano dapprima i monti Erei, quindi, più a sud, il vasto tavolato dei monti Iblei; le massime quote superano di poco i 1100 m nel primo sistema, non raggiungono nemmeno i 1000 m nel secondo. Rappresentano tuttavia un rilevante fattore idrografico, perché formano la linea di spartiacque di molti fiumi, che vi hanno origine, volgendosi poi al mare di Sicilia o al mar Ionio. Il sesto e più imponente rilievo della Sicilia è rappresentato dall'Etna.

Cattedrale di Palermo Vulcano attivo, il più elevato d'Europa (3323 m), esso domina la costa orientale dell'isola; ha una mole imponente, di forma conica, che spicca anche da molto lontano, mostrando versanti che diventano via via più ripidi col procedere verso la sommità, imbiancata di neve per la maggior parte dell'anno. L'Etna sovrasta la più vasta ed importante pianura siciliana, che ha reso fertile con i suoi stessi depositi vulcanici: la piana di Catania. Formata dalle alluvioni del fiume Simeto e dei suoi affluenti, tra cui il Dittaino, la piana di Catania ha una superficie di 430 km2, pari a un quinto di tutte le pianure dell'isola; altre importanti aree pianeggianti sono poi la piana di Gela, sul mare di Sicilia, che presenta però numerose dune, e la Conca d'Oro, su cui si estende Palermo, sul mar Tirreno.

Il particolare andamento del rilievo e il triplice fronte marittimo spezzano la superficie insulare in bacini idrografici di limitata estensione. I corsi d'acqua, inoltre, avendo un'alimentazione legata solo alle piogge, hanno un regime assai irregolare, con piene d'inverno e all'inizio della primavera, epoca in cui non sono rare le esondazioni dagli alvei, e soprattutto magre estive molto marcate. Buona parte dei corsi d'acqua siciliani sono, come in Calabria, delle fiumare, cioè torrenti dai larghi letti ghiaiosi completamente asciutti nei mesi estivi. Il più importante fiume della Sicilia è il Simeto, che nasce sui Nebrodi ed è arricchito da vari affluenti che scendono dall'Etna, bagnando la piana di Catania. È lungo 113 km e ha il maggior bacino idrografico: 4169 km2, il più esteso di tutta l'Italia meridionale dopo il Garigliano. Il fiume più lungo (144 km) è però il Salso, più esattamente l'Imera-Salso, che ha origine nelle Madonie e attraversa tutta l'isola da nord a sud, sfociando nel mar di Sicilia. Il Belice drena la sezione più occidentale dell'isola (val di Mazara).

Clima e ambiente

Se da un lato la Sicilia ha un clima pienamente mediterraneo, soggetto agli influssi marittimi, dall'altro la sua natura montuosa e collinare contribuisce ad attenuare anche a breve distanza dalla costa gli influssi del mare. In estese parti dell'isola i caratteri di semicontinentalità - con estati molto calde e inverni anche rigidi - prevalgono su quelli subtropicali propriamente mediterranei, temperati dalla marittimità. Abbastanza uniformi in tutta l'isola sono peraltro le temperature estive, con medie pressoché ovunque superiori ai 24 °C (e massime che possono oltrepassare i 40 °C) che naturalmente si abbassano in misura considerevole sui rilievi; gli inverni sono miti solo nelle fasce costiere, con medie sui 10 °C, ma sono anche freddi nell'interno, con temperature che abbastanza frequentemente scendono al di sotto dello zero.

Per quanto riguarda le precipitazioni, la Sicilia conosce in pratica solo due stagioni: quella piovosa, con punte massime tra novembre e febbraio, e quella asciutta, con piogge quasi nulle tra giugno e agosto. Inoltre le piogge sono più scarse là dove più sarebbero utili per l'agricoltura, cioè nelle pianure costiere (sui 500 mm annui); la piovosità si accresce infatti verso l'interno, dove si aggira sui 700 mm, con punte anche superiori ai 1000 sui rilievi più elevati. L'isola conserva varie zone di grande interesse naturalistico, solo in parte però tutelate. Si ricordano la foresta della Ficuzza nella Rocca Busambra, la riserva attorno al Pizzo Carbonara, nelle Madonie, l'oasi dei cosiddetti Pantani di Vendicari, nella punta sudorientale, la riserva marittima dell'isola di Ustica e, soprattutto, il parco regionale dell'Etna, con la sua magnifica varietà di ambienti vegetali a seconda del succedersi dei piani altitudinali (al piano inferiore la macchia mediterranea con lecci, mista alle colture di olivi e vite; poi querce e castagni tra i 1000 e i 1500 m; successivamente pini, faggi, betulle; infine l'arbusteto tra le scure rocce laviche) e naturalmente gli aspetti vulcanici, non meno straordinari, dei crateri fumanti.

Flora e fauna

I naturalisti non concordano sull'entità della passata ricchezza boschiva dell'isola, ritenuta da taluni forse inadatta, per le condizioni climatiche e dei suoli, a consentire la formazione di vaste distese forestali, a vantaggio di un costante predominio della macchia mediterranea; è comunque indubbio che in Sicilia si sia verificato un millennio di sfruttamento dei boschi, che oggi coprono appena il 7% del territorio. Domina attualmente la formazione tipicamente mediterranea, cioè la macchia, che in Sicilia è veramente rigogliosa, anche con alti arbusti o bassi alberi (mirto, lentisco, carrubo, alloro ecc.) solo dove s'innalzano rilievi alle sue spalle, dai quali riceve più umidità, quindi sul Tirreno in corrispondenza del pedemonte dell'Appennino siculo, e nell'area ionica lungo i contrafforti dei Peloritani.

Per contro, dove si accentua l'aridità, e quindi in modo evidente in una larga fascia meridionale, prospiciente il mare di Sicilia, la macchia è ormai degradata in steppa erbosa, con radi arbusti e cespugli frequentemente spinosi; gran parte del suolo è coperta da una graminacea tipica della costa nordafricana, la stipa. Il limite superiore della macchia varia, a seconda del maggiore o minore grado di umidità, dai 400 ai 700 m di quota; al di sopra si impongono querce e castagni, sino ai 1300-1400 metri. Solo in aree molto ristrette si superano queste quote; al di sopra, in tali aree decisamente montane (Etna, cime dei Nebrodi e delle Madonie), si hanno faggi misti a conifere nonché una particolare betulla, detta etnea. La fauna naturale è piuttosto povera, anche per l'inveterata abitudine alla caccia. Si hanno gatti selvatici, istrici, volpi, martore e, tra gli uccelli, alcuni falchi e aquile.

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